La mostra SI.C.( )L.A. > Sicilia Come Land Art, intende rappresentare l’enorme patrimonio di “segni” lasciati dall’uomo nel corso di 3.000 anni di storia. Viaggiare in Sicilia significa, infatti, imbattersi in una
distesa infinita di costruzioni artistiche fatte dall’uomo sin dai primi insediamenti dei Fenici… da intatte architetture greche fino ad arrivare a recenti installazioni dell’uomo moderno. Così come inerpicandosi all’interno della riserva di Pantalica è ancora possibile ammirare un intreccio di lunghi condotti elicoidali scavati nella roccia da popolazioni Sicane, così a distanza di tre millenni, il labirintico cretto di Burri ricopre di cemento un’intera area terremotata del Belice. Durante le “occupazioni” territoriali di greci, romani, arabi,
normanni, aragonesi, spagnoli, schiere di artieri, architetti, artigiani hanno segnato il territorio come in nessun’altra area geografica al mondo. Ancora oggi, in epoca post-industriale, ambigue esigenze evolutive e di sviluppo lasciano sul paesaggio siciliano segni di contemporaneità.

La selezione delle opere in mostra si può considerare, per intensità e approfondimento, come un insieme di autonomi progetti personali. Così Elia Festa, con la grande installazione “Questo ricordo lo vorrei
raccontare” fatta di 99 fotografie-cartoline di residui architettonici greco-romani, colloca concettualmente questo lavoro dentro i canoni di una raffinata operazione ready-made, successivo a un lungo viaggio di ricerca “pellicolare” avvenuto in anni recenti in tutta la regione siciliana. A Mario Cresci, con una serie di opere dal titolo “D’après Retablo”, interessa invece, come a Consolo, lo sguardo sui particolari arricchito dal proprio diretto intervento su parti di natura come rocce, sabbia o fichi d’india; proprio manipolando gli elementi Cresci ci riporta, attraverso una visione teatrale e contemporanea, a ricordare il passaggio dell’uomo nel corso della storia.

La giovane artista finlandese Anni Leppälä con “She resembles”, utilizza lo straordinario palcoscenico naturale tra la Val di Noto e le Madonie per ricreare una propria rappresentazione fotografica di “Alice nel Paese delle Meraviglie”; il suo caldo racconto trasforma la Land Art in raffigurazione viva, presente, che respira. Anche Ettore Sottsass a Filicudi viene rapito dal senso di fuori-tempo e fuori-luogo delle rocce vulcaniche; in un giro vorticoso a spirale attorno all’isola crea un caleidoscopio dai toni scuri del bianco e nero: “Il resto del vulcano”, silenziose installazioni naturali che paiono enormi fusioni in bronzo. Andrea Jemolo, foto-creatore dei luoghi dell’arte, ci riporta con lo sguardo alla zona geografica più contemporanea, Gibellina, tra le strutture architettoniche di Ludovico Quaroni distese di opere d’arte a ricordo della distruzione del terremoto del 1968 e, una su tutte, come simbolo psicotico dell’uomo contemporaneo, la gettata di cemento di Alberto Burri.

Infine, la partecipazione straordinaria di Sebastian Krüger con il film “Sicily, Island Of Eccentrics” del 2003 ove, tra le diverse storie raccontate, sembra calzante il prezioso contributo “La Fiumara d’arte” che ci illustra le peripezie artistiche di Antonio Presti, vera anima dell’arte contemporanea siciliana a cavallo tra i due millenni. Presti rifiuta l’attività imprenditoriale di famiglia e, lavorando con gli artisti negli anni novanta, crea due contenitori naif ma funzionali alla conoscenza dell’arte in terra Sicula: l’Hotel Atelier sul mare per le
installazioni più intimiste e, all’interno di un letto di un fiume sotto l’autostrada Messina-Palermo, la fiumara d’arte per vere sculture di Land Art.