Più numerose, più istruite, più giovani, con maggiore propensione all’innovazione. In uno scenario in cui il biologico ha visto una crescita esponenziale dal 2008 a oggi – senza peraltro essere scalfito dalla crisi economica – sono le donne ad avere un ruolo importante, sia come consumatrici che come produttrici. I dati Istat confermano che le aziende agricole bio a conduzione femminile sono cresciute del 20% tra i due censimenti in agricoltura: un dato sottostimato, visto che risale al 2010, prima del boom del biologico italiano, che oggi ha una crescita a due cifre l’anno sia nell’estensione dei terreni coltivati che nel fatturato complessivo. Più della metà delle responsabili aziendali (55%) possiede una laurea o un diploma. Circa due donne su tre tra quelle occupate nel bio hanno meno di 52 anni, una percentuale alta rispetto al settore agricolo nel suo complesso, che vede una buona parte degli addetti superare i 60 anni.

Il quadro di un biologico ‘amico delle donne’ si conferma anche nelle 300 aziende che fanno capo a EcorNaturaSì. Una buona parte di queste è gestita da donne e sono al femminile alcune delle esperienze più importanti dal punto di vista della produzione e della ricerca. Ecco quindi due storie di donne che grazie alla loro passione guidano importanti aziende nel campo del bio.

Paola Santi dirige Fattoria Di Vaira, in assoluto la più grande azienda agricola del Molise: 500 ettari coltivati interamente con il metodo biodinamico. Classe 1971, Paola è laureata in scienze agrarie ed è una esperta nel campo del biologico e del biodinamico. La fattoria Di Vaira non si limita alla produzione di ortaggi, viti, olivi e all’allevamento, ma è anche un luogo di sperimentazione (ad esempio la selezione di sementi biologiche, non riprodotte dalle multinazionali del seme), di studio (con i corsi di formazione in agricoltura biodinamica), di soggiorno (con l’agriturismo e gli eventi che si susseguono durante tutto il corso dell’anno).

Un’altra delle donne che stanno conquistando un ruolo di primo piano nel mondo del biologico è Rosalia Caimo Duc, titolare dell’azienda Terre di Lomellina, storica produttrice di riso biologico in provincia di Pavia, all’interno dell’area protetta della Garzaia della Rinalda.  Sotto la sua guida nel 2016 si è costituito un gruppo di lavoro che ora vede la partecipazione di una decina di aziende agricole biologiche di Lombardia, Piemonte e Toscana, dell’Università di Milano e di EcorNaturaSì nel progetto di ricerca partecipata RisoBioVero per mettere a punto nuove tecniche di produzione e monitoraggio del riso bio.

“La risicoltura biologica”, racconta Rosalia, “si basa sulla sensibilità del risicoltore per le micro-differenze ad esempio nelle epoche di germinazione del riso rispetto alle infestanti, o di reazione delle diverse specie vegetali all’immissione dell’acqua nella risaia. Si tratta di una sensibilità che, nella produzione del riso con il metodo convenzionale, non viene esercitata e che per lo più è andata persa”. Esercitata nelle aziende biologiche, sta dando ottimi frutti non solo in termini di produzione, ma anche di tutela ambientale, con la ricomparsa nelle terre di Lomellina di una specie protetta di felce, la Marsilea quadrifolia, considerata estinta nell’areale risicolo di Piemonte e Lombardia dopo 40 anni d’uso smodato di diserbanti chimici.