Quello che si sa sulla “street photography” non ha niente a che vedere con le fotografie “di strada” di Ron Galella. Egli pianifica in modo militare la sua strategia di azione: vede la strada come un campo di battaglia, con zone minate, sbarramenti da saltare e nemici da colpire. Il suo sistema di aggiramento prevede travestimenti, nascondigli, documenti falsi, adescamenti, azioni di depistaggio. La fotografia diventa guerriglia urbana, tutto per uno scoop; un’altra sporca dozzina di personaggi da aggiungere al proprio archivio. Quando Jackie Kennedy gli intentò la causa per stalking e invasione della privacy, Galella non poté immaginare la quantità di giornali (e giornalisti) che moralisticamente lo sconfessarono dalla categoria e lo additarono come carnefice e fotografo malvagio, alla stregua di un qualsiasi sottufficiale nazista. Ma da tenace uomo che non deve chiedere mai, Galella non patteggiò; pagò per il suo reato e rimase a debita distanza da Jackie (così come gli impose la sentenza definitiva) per il resto della sua vita. Come in un archivio del Pentagono, nella base operativa di Galella a Montville New Jersey, rimangono ora tracce e documenti top secret di azioni effettuate e obiettivi raggiunti; per Ron Galella rimane l’immane lavoro fotografico con appunti, mappature e territori battuti. Strade, angoli, incroci, androni, palazzi sono il palcoscenico performativo del più grande paparazzo d’America che per sua ammissione si ispirò a quel gruppo di fotografi romani che negli anni 50 inventarono un genere che fece la storia della dolce vita.