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Un viaggio attraverso disperazioni e speranze, paure e sogni, sentimenti catturati dall’occhio puntuale della macchina fotografica, prolungamento umano pronto a restituire un ritratto oggettivo del qui e dell’ora.

Alessandro Penso, Giovanni Diffidenti, Fabrizio  Villa  e Monika Bulaj sono solo alcuni dei fotografi di levatura internazionale che prenderanno parte al Festival, intervenendo in incontri, visite guidate, dibattiti ed esposizioni. E a fare da sfondo: i luoghi più suggestivi di Bergamo, grazie alla collaborazione e patrocinio della Presidenza del Consiglio e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo.

«Debutta in questi giorni un nuovo festival, il primo dedicato alla fotografia, che va ad aggiungersi alle altre rassegne di qualità e internazionali che fanno di Bergamo una città festivaliera. È la prima edizione, ma presenta già un programma interessante, mostrando segnali di poter diventare una kermesse di richiamo. La fotografia diventa documento di un tema di grande attualità, che smuove le nostre coscienze e ci fa riflettere sulla necessità di assumerci nuove responsabilità. Per questi motivi l’amministrazione comunale sostiene l’iniziativa mettendo a disposizione una sede prestigiosa, Palazzo della Ragione, e un luogo dismesso di grande fascino, l’ex carcere di Sant’Agata. Molto apprezzabile il salto di qualità dall’Associazione Bergamo 77 che ha saputo rinnovarsi, dando vita  a  una  iniziativa  di qualità così ambiziosa» – ha dichiarato durante la  conferenza  stampa  di  presentazione Nadia   Ghisalberti,  assessore   alla   Cultura   del  Comune   di  Bergamo.

«Fotografica si basa su tre pilastri: la fotografia, ovviamente, grande protagonista della rassegna e, in generale, delle nostre vite; le sinergie che intorno a questo progetto sono nate, con le istituzioni, con gli enti, con tutti coloro che sono intervenuti per rendere possibile il Festival etra noi organizzatori e il confronto, intorno a tematiche di attualità, reso ancora più semplice attraverso la fotografia. Filo conduttore della rassegna è raccontare l’attualità attraverso gli scatti, che facilitano la riflessione e la presa di coscienza di accadimenti vicini e lontani. Perché la fotografia è diretta e lampante. Siamo certi che possa fare tanto nella creazione di un nuovo sguardo sulla realtà. Nell’edizione del 2016, la fotografia ci porta attraverso i mari, i muri, i confini» – ha commentato Daniela  Sonzogni,  organizzatrice  di «Fotografica. Festival di Fotografia Bergamo».

Fotografica, infatti, con il suo tema «OltreConfine» mostra come, proprio un obiettivo, possa essere la chiave per capire, per non dire “Non lo sapevo”. Ed è per questo che la rassegna si completa di importanti progetti nati con il supporto di Caritas, Cesvi, Comunità Ruah ed Emergency. Realtà impegnate in prima persona nell’aiuto dei migranti, nel supporto di chi fugge e di chi teme di perdersi.  Tra i progetti presenti: «Storie in Pausa», promosso da Caritas, Comunità Ruah in collaborazione con CTRL, per raccontare ciò che accade dentro e fuori dai centri di accoglienza e “Gli innumerevoli”, mostra serigrafica di Serigrafia Tantemani, risultato di un laboratorio creativo, narrativo e produttivo che ha visto i richiedenti asilo ospitati a Bergamo e provincia realizzare un autoritratto contenente elementi narrativi ispirati alle loro esperienze.

«La fotografia racconta e non chiede permessi: è immediata, non lascia spazio a scuse, non consente il volta faccia, rende vicino ciò che è lontano. Ma per fare buone fotografie bisogna avere qualche cosa da dire. E allora bisogna viaggiare, sporcarsi le mani, spingere l’obiettivo più in là, oltre il filo spinato, sopra le carrette del mare, dentro le tende degli immigrati. Bisogna andare OltreConfine, come si propone di fare questa rassegna, un evento importante, che mi auguro possa essere il primo di una lunga serie, perché una città di provincia come Bergamo possa incontrare il mondo, costruire relazioni, dialogare con i sentimenti, anche grazie allo scatto di un fotografo» – ha riflettuto Denis Curti, Direttore Artistico di Fotografica e del mensile Il Fotografo, che il 20 novembre alle ore 10 nella Sala Curò della Cittadella di Città Alta dialogherà su “La Fotografia che cambia”, riflessione sulla potenza delle immagini.

E a mettere i visitatori a diretto contatto con la realtà, sarà tra gli altri, Giovanni Diffidenti con le mostre “Libya off the wall”, alla scoperta della Libia prima e dopo la Primavera Araba, e “The only thing left to do is cling to God”, ambientata nei centri detentivi libici, e ha spiegato: «Ho viaggiato in molti Paesi, mi sono immerso nel dolore, ho proseguito con ostinazione anche quando mi dicevano “basta”. Perché la fotografia è figlia di un lavoro, caparbio e appassionato, che ti porta lontano e poi di nuovo vicinissimo, che racconta la realtà nello spazio di un’inquadratura. E sei tu che devi scegliere cosa vuoi che entri in quell’inquadratura, creando un’immagine che sarà per forza di cose diversa da qualsiasi altro scatto ma che, più di ogni cosa, cercherà di restituire la verità».

La fotografia, dunque, diventa sguardo  sociale,  come  ha  ricordato  infine  Marzia Marchesi, presidente del Consiglio Comunale di Bergamo: «Questo Festival racconta l’attualità. È una storia di popoli in viaggio ma è anche un monito a tanti di noi che fingono di non vedere. È una cronaca, ma anche di più. Perché molte di queste opere vanno oltre la superfice, scavano nelle mani, negli occhi, nelle rughe di queste persone e ci chiedono di fare altrettanto, di non scappare di fronte al non conosciuto. Di prenderci del tempo. Di pensare e, perché no, agire. Andiamo tutti, culturalmente, “OltreConfine”».