Girano libere nel mare di Internet quasi come fossero dotate di vita propria, rimbalzando da un social network a un altro, riprese da un sito dopo l’altro in maniera incontrollabile. Sono le fake news o, più coloritamente “bufale” un fenomeno che non conosce confini. E chi sa come utilizzarle ha il potere di governare il mondo. Per comprendere meccanismi, storia e dinamiche di un processo iniziato non con il World Wide Web o con gli smartphone bensì molto prima, con risvolti anche in campo sociologico, Andrea Fontana, sociologo della comunicazione e dei media narrativi, presenta il libro “Fake News: sicuri che sia falso?” edito da Hoepli e disponibile nelle librerie a partire dal 9 novembre.
Se pensiamo che hashtag, filtri, foto, link, video, app e post non abbiano effetto su di noi ci sbagliamo. Siamo costantemente inseriti in una continuità di contenuti in forma narrativa – il content continuum – di cui siamo allo stesso tempo creatori e schiavi: racconti che costruiscono la nostra percezione e visione del mondo. Il dibattito sulle false notizie e sulle nuove regole del fare comunicazione nella post-verità è molto complesso e interessa giornalisti, aziende, dirigenti di grandi gruppi editoriali, accademici, organizzazioni non governative e associazioni. Il problema della deformazione della conoscenza e delle fake news è reale e non va dato per scontato. Lo dimostrano i risultati di una recente indagine Doxa che rivela che 1 italiano su due ha creduto ad almeno una fake news nell’ultimo anno. E l’82%, secondo Infosfera2, non distingue una notizia vera da una falsa.

“Se prima esistevano fonti certe a cui rivolgersi per informarsi, oggi è la conoscenza biografica di ciascuno di noi a diventare ultima verità – dichiara il sociologo Andrea Fontana, tra i massimi esperti in materia di fake news e storytelling – Non crediamo più alle istituzioni, preferiamo quanto ci viene riferito dal singolo anche se ha inventato di sana pianta la realtà alterandone fatti, dati e cifre. Diamo più fiducia alla foto intima di un ministro nella sua stanza da letto o alla dichiarazione di un presidente veicolata con un tweet che all’autorevolezza di un quotidiano o di un leader. L’oggettività politica, sociale, economica, non importa più a nessuno. E in questo scenario la democrazia, la scienza, la salute umana sono in pericolo”.
Da qui l’impegno di Andrea Fontana nel fare chiarezza su come le notizie si costruiscono, diffondono, manipolano e come si strumentalizzano attraverso la conoscenza personale. Il problema, infatti, non è il fake ma la creazione di contenuti e fatti alternativi che mettono in scacco la conoscenza, il potere, l’obiettività. Un tempo la conoscenza era affidata principalmente ad agenzie pubbliche il cui compito era veicolare l’informazione, la sola e unica verità. Adesso, invece, è l’agenda personale di ognuno di noi che può creare una conoscenza oggettiva e diventare verità per follower vari.
Nel libro lo scrittore ribalta il tema delle false notizie e le affronta da un nuovo e diverso punto di vista cercando di descrivere questo nuovo mondo fatto di conoscenze e credenze biografiche che diventano verità; perdita di autorevolezza delle competenze professionali per cui ognuno si sente
esperto in qualcosa; falsità logiche e visive con cui tutti i giorni costruiamo le nostre vite; narrazioni sociali che si trasformano in realtà da seguire; gruppi di potere e influenza che usano il fake come strumento di management delle percezioni e manipolazione del consenso.

“Le fake news sono allo stesso tempo libertà e schiavitù. Ci rendono liberi di esprimere personali punti di vista sul mondo ma nello stesso tempo ci imprigionano in gabbie di credenza soggettiva. – spiega A. Fontana che aggiunge – Sono la cifra del nostro vivere sociale: in pace e in guerra allo stesso tempo, perché nel content continuum una foto, un hashtag, un meme possono essere usati come strumenti di orientamento percettivo”.
Anche noi siamo potenziali creatori di fake, in alcuni casi senza accorgercene direttamente lo diventiamo creando e condividendo un post, un link oppure leggendo quello di qualcun altro. Il falso ormai è parte integrante della nostra esistenza. Grazie ai moderni strumenti di comunicazione quali smartphone, tablet, Web e social media, falsifichiamo la conoscenza che vediamo o leggiamo.
Quando scattiamo una foto a un paesaggio, la modifichiamo con i filtri fotografici, aggiungiamo un testo seguito dagli hashtag stiamo anche noi falsando la realtà

DISINFORMAZIONE E FAKE NEWS COME STRUMENTO DI PERSUASIONE DI MASSA
Le false notizie sono “parte di uno stato di guerra mondiale” dove gruppi politici, economici e non solo, puntano alla conquista del potere assoluto che oggi si consegue anche attraverso la creazione di realtà, politiche e sociali, alternative o fake. Rispetto al passato, non parliamo più di “guerra
militare” cioè impiego di forze armate schierate su un terreno comune bensì di “guerra ibrida” o di nuova generazione la cui arma segreta, in grado di condizionare psicologicamente l’opinione pubblica, è rappresentata dall’uso massiccio della disinformazione di cui le fake news sono la componente principale. La lotta alle fake news è davvero ardua. Si fa sia in termini istituzionali che individuali. Non a caso i primi a scendere in campo sono stati i social network attori principali in questa battaglia ma anche i governi di tutto il mondo sono impegnati nel cercare di gestire questa realtà e garantire una maggiore trasparenza delle notizie online.

LE FAKE NEWS SARANNO IL NOSTRO FUTURO
Nonostante l’impegno messo in atto, le false notizie godranno ancora di ottima salute. Infatti, stando alla fotografia scattata dall’ultimo Rapporto di Previsioni tecnologiche per il 2018 della società di consulenza Gartner, le fake news continueranno a proliferare e fare vittime. Entro il 2022
le fake news supereranno quelle vere e non ci sarà sufficiente capacità materiale e tecnologica per eliminarle. Cosa fare per contenere il fenomeno? Imparare a gestire il vero-falso insieme. Poiché non è possibile invertire l’andamento servono tecniche che contrastino le potenzialità del fake. Nel libro si parla di “fakeability path”, un “sentiero alla costruzione di finzione e fatti alternativi” che mostra con passaggi chiari e diversi esempi come gestire la dimensione di finzionalità comunicativa e biografismo spinto che genera una costante produzione di conoscenza vera-finta nella
comunicazione sociale contemporanea. Così, individui, istituzioni e aziende devono imparare a governare, false conoscenze e misinformazione altrimenti lo farà qualcun altro e non è detto che lo faccia a nostro vantaggio.